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venerdì 11 giugno 2010

Artico in declino: trend della biodiversità

La biodiversità artica, negli ultimi decenni, ha subito un declino. Il cambiamento di questi habitats unici avranno ripercussioni globali e influenzeranno sopratutto la vita delle persone che abitano queste regioni.


L' "Arctic Biodiversity Trends 2010 Report",prodotto da alcuni tra i principali esperti di ecosistemi Artici e la biodiversità di del mondo, è il contributo delle Nazioni Unite nell'Anno Internazionale per le Biodiversità (2010) e anche un rapporto preliminare nel progetto 'Arctic Biodiversity Assessment' (ABA). A partire dal 2008, il Programma Ambientale delle Nazioni Unite ha espresso interesse sull'impatto che i cambiamenti climatici provocheranno sulle popolazioni indigene dell'Artico, sulla flora e sulla fauna, inclusi i ghiacci marini, la tundra e i laghi. Alcune delle conseguenze potenzialmente significative, previste già dal 2008, sono ora anticipati sul "

Il report si basa su 22 indicatori di biodiversità e fornisce un'istantanea delle attuali tendenze di cambiamento. L'orso bianco è una delle specie più conosciute, colpita dai cambiamenti dell'Artico, ma non è l'unica. Gli indicatori mostrano che l'Artico ha subito delle drastiche variazioni negli ultimi decenni, colpendo habitats unici sia nella flora che nella fauna.

Vediamo insieme alcuni "campanelli d'allarme" evidenziati nel report:
  • L'habitat degli orsi è caratterizzato dai ghiacci marini. Sono state documentate riduzioni significative delle coperture marine ghiacciate e del loro spessore. Questo rende la specie vulnerabile, tanto che sono diminuite le popolazioni distribuite sui territori.
  • La tundra, caratterizzata in particolare da erbe, muschi e licheni, in alcune zone è stata sostituita da specie che tipicamente si trovano in zone più meridionali, come per esempio gli arbusti sempreverdi.
  • Secondo alcuni modelli computazionali, gli alberi nel 2100 saranno avanzati di ben 500Km verso nord, ovvero sostituiranno la tundra, provocando una diminuzione del suo habitat pari ad un 51% circa.
  • Mediamente, in anni recenti, il permafrost si è ritirato di circa 39Km nel limite più meridionale nei peatlands del nord e in altre zone anche sino a 200Km. I Peatlands sono significativi per la loro varietà compositiva: essi comprendono circa il 20-30% della flora artica e sub-artica.
  • Diverse specie di uccelli hanno come habitat primari la tundra e la melma e quindi anche loro subiscono gli effetti di queste riduzioni significative.
  • Le barriere coralline nelle acque fredde, i giardini coralliferi, le spugne sono l'habitat per diverse varietà di pesci ed invertebrati e rappresentano quindi punti focali della biodiversità nell'Artico. Ma sono vulnerabili e continuamente esposti all'attività della pesca e ad altre attività umane come le esplorazioni per gli oli e i gas.
Data l'imponenza di questi cambiamenti, alcune specie che oggi prosperano nell'Artico vedono a rischio la loro soppravvivenza in queste regioni. Oltre al cambiamento climatico, ulteriori fattori di stress per le biodiversità che risultano dal report sono le sostanze contaminanti, il cambiamento di habitat, lo sviluppo industriale.

L'importanza della biodiversità negli ecosistemi dell'Artico è elevata. Per questo motivo l'equipe di scienziati lavorerà al progetto Arctic Biodiversity Assessment, che dovrebbe vedere la sua conclusione nel 2013.

Foto: Orsi polari nel loro habitat, considerati ormai specie "vulnerabile".© Martha de Jong-Lantink



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